Il Santo del giorno e la guida completa ai Santi di Oggi, 28 gennaio

I santi principali

San Tommaso d’Aquino

Nome: San Tommaso d’Aquino
Titolo: Sacerdote e dottore della Chiesa
Nascita: 1227, Aquino
Morte: 7 marzo 1274, Fossanova
Ricorrenza: 28 gennaio
Tipologia: Commemorazione
Protettore di: accademici, librai, scolari, studenti, teologi
Pratica: Impariamo da questo santo la fermezza nell’eseguire la volontà di Dio.
Preghiera: Dio, che illustri la Chiesa con la meravigliosa erudizione del tuo beato confessore Tommaso e la rendi feconda di tante opere, dacci, te ne preghiamo, d’intendere ciò ch’egli ci ha insegnato e di compiere, a suo esempio, ciò che ha fatto. Bibl., CINTI, Tommaso d’Aquino, Ed. Paoline.
Etimologia: Tommaso = gemello, dall’ebraico
Emblema: Bue, Stella
Martirologio Romano: Memoria di san Tommaso d’Aquino, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e dottore della Chiesa, che, dotato di grandissimi doni d’intelletto, trasmise agli altri con discorsi e scritti la sua straordinaria sapienza. Invitato dal beato papa Gregorio X a partecipare al secondo Concilio Ecumenico di Lione, morì il 7 marzo lungo il viaggio nel monastero di Fossanova nel Lazio e dopo molti anni il suo corpo fu in questo giorno traslato a Tolosa.
(7 marzo: Nel monastero cistercense di Fossanova nel Lazio, transito di san Tommaso d’Aquino, la cui memoria si celebra il 28 gennaio).

Vita del Santo

Un astro di luce particolare e inestinguibile brilla nel cielo del secolo XIII; luce che attraversa i secoli, che illumina le menti: l’Angelico Dottore S. Tommaso.

Nacque ad Aquino nell’anno 1227 dal conte Landolfo e dalla contessa Teodora, parente di Federico Barbarossa, signori fra i più illustri di quei tempi.

Educato cristianamente fin dalla più tenera età, diede molti segni della sua futura scienza e grandezza.

A cinque anni fu affidato per l’educazione ai monaci benedettini di Montecassino. Vi rimase fino ai quattordici anni, fino a quando cioè i torbidi politici non decisero i genitori a riprenderlo entro le mura del proprio castello. Più tardi fu mandato all’Università di Napoli, ove, sebbene assai giovane, manifestò il suo potente ingegno, acquistandosi fama presso i condiscepoli e stima presso i maestri. Già si concepivano su di lui le più lusinghiere speranze, già i conti d’Aquino ed altri vedevano in lui il futuro campione del foro napoletano o romano, quando egli di colpo fece crollare tutti questi sogni, annunciando la sua decisione di entrare nell’Ordine di S. Domenico.

Da Napoli, per timore della famiglia che gli si opponeva decisamente, fu mandato a Parigi, ma nel viaggio, raggiunto dai fratelli, venne arrestato e ricondotto nel castello paterno di S. Giovanni a Roccasecca. Rimase prigioniero per circa un anno, vincendo tutte le difficoltà e le lusinghe. Per il suo angelico candore ed in premio della sua fortezza contro una grave tentazione, meritò d’essere cinto del cingolo di purezza da due Angeli, così che dopo d’allora mai più ebbe a subire tentazioni contro la bella virtù.

Sfuggendo ai suoi inseguitori, Tommaso valicò le Alpi e giunse a Parigi. Trent’anni dopo i Maestri delle Arti di quella città potranno vantare che «omnium studiorum nobilissima parisiensis civitas» (Parigi, nobilissima città di tutti gli studi) era stata la maestra del Dottore Angelico, la quale «prius ipsum educavit, nutrivit et fovit» (= per prima lo educò, lo nutrì e lo promosse).
Ormai i Domenicani avevano espugnato lo “Studium” parigino: sulla cattedra di Teologia sedeva come maestro il domenicano Alberto Magno, che intuì subito la capacità intellettuale, anzi il genio, di Tommaso d’Aquino ancora studente. Fu proprio Alberto, che sentendolo chiamare dai compagni “il bue muto” per la taciturnità – colma di Dio, e di pensiero terso come il cielo azzurro – disse, presago: «Un giorno i muggiti della sua dottrina saranno uditi in tutto il mondo».
Poco più che ventenne, Tommaso fu ordinato sacerdote e sperimentò il Paradiso, quando ebbe Gesù-Ostia tra le mani, lui che era e sarà sempre più un’anima grandissima proprio perché eucaristica. Sarà lui a scrivere la Messa e l’Ufficio divino del Corpus Domini, quando papa Urbano IV, nel 1264, con la bolla Transiturus estese la festa a tutta la Chiesa.

La sua fu vita di preghiera, di meditazione e di studio tutta incentrata in Gesù, come l’Unico della sua giornata terrena. Vita di insegnamento, secondo l’essenza dello spirito dell’Ordine: “Contemplari, contemplata aliis tradere” (= contemplare Dio, trasmettere, comunicare agli altri Dio e le realtà di Dio contemplate). Questo però non vuol dire vita tranquilla.
La sua battaglia contro gli errori insidiosi, le tendenze pericolose, contro le dottrine accondiscendenti all’eresia – l’eresia è sempre la gnosi, antica o moderna che sia – sempre latente quando non è aperta, comunque sempre minacciosa, non ebbe mai tregua.
Quando saliva in cattedra, portava con sé una mela, la mostrava agli studenti e chiedeva: «Che cos’è questa?». Qualcuno sorrideva, ma si rispondeva: «Una mela!». «Va bene – ribatteva Maestro Tommaso –, ma chi non fosse d’accordo, esca dall’aula». Non era una battuta per ridere, ma l’affermazione che la sua filosofia parte da ciò che è, dall’ente che, prima di tutto, esiste e che può essere conosciuto dalla mente umana.
Così Tommaso definisce la Verità: «Adaequatio intellectus et rei», «corrispondenza dell’intelletto alla realtà». Insomma, una filosofia dell’essere, la filosofia pertanto perenne, la filosofia del buon senso.
Tutto qui? Ma è cosa grandissima: i sofisti prima di Tommaso e dopo Tommaso negano che si possa conoscere la realtà nella sua essenza, ma si conoscerebbe solo “il pensiero”, “il pensabile”, quindi ognuno ha “la sua” verità, pensa ciò che gli pare e gli piace. È una conoscenza umana separata dall’essere, che si allontana dal reale e pertanto da Dio: sofisma e gnosi.
Così attorno alla sua cattedra, come contro uno scoglio, si abbatterono non le ondate della persecuzione o della ribellione, ma gli errori, le eresie che sono le cose più ostinate, più insistenti e più logoranti, che in breve tempo o alla lunga rendono ciechi. Serio, sereno, silenzioso, sempre più lucido di mente, di analisi e di sintesi. Maestro Tommaso li confutava alla luce della ragione, illuminata dalla fede. Così molto presto, Alberto Magno, già suo maestro, lo chiamò «splendore e fiore del mondo».
Intelligentissimo, intuitivo come mosso da una luce superiore, il suo pensiero non era fatto di lampeggiamenti fuggevoli, e di geniali impennamenti, ma come uno specchio limpidissimo, ravvolgeva la luce della Verità (studiava e contemplava) e la trasmetteva agli altri (insegnava, predicava) in una sintesi perfetta di contemplazione e predicazione. Tutto con tranquillo fulgore. Tramite lui, la Verità si presentava con evidenza, che è appunto «fulgor veritatis consensum mentis rapiens» (= lo splendore, la chiarezza della verità che conquista, rapisce il consenso della mente).
Immerso nella riflessione, nello studio della Verità, mentre stava su una nave, non avvertì la burrasca, mentre una notte con la candela in mano, non sentì il bruciore della fiamma, sulla mano. Un vero puro di cuore, Dio lo aveva liberato dall’amor proprio e dall’impurità, consentendogli di vedere Dio, secondo l’evangelica beatitudine.
In fondo il suo studio, il suo magistero, nelle università di Parigi e d’Europa, era rivolto a Gesù Cristo: tutto doveva servire a conoscerlo di più, a fondare la sua conoscenza, a stabilire i preambula fidei (i preliminari della Fede), per amarlo di più, per farlo amare dai semplici e dai dotti, dalla gioventù studiosa d’Europa, dai candidati al titolo accademico, dagli apostoli del suo Ordine e degli altri Ordini religiosi.
Mai sazio di sapere, insaziabile di amare Dio e il Figlio suo Gesù Cristo e di farlo amare, dilatava fino all’ultima falda, fino all’incredibile, la sua indagine. “Ruminava” fino a ridurre tutto al “cibo essenziale della Verità”, che in fondo è Gesù solo.
«Maestro – gli domandarono un giorno i suoi allievi, tornando da una passeggiata –, guardate quanto è bella Parigi. Vi piacerebbe essere il suo signore?». Rispose Maestro Tommaso: «Preferisco le Omelie di san Giovanni Crisostomo sul Vangelo di Matteo. Non basta tutta Parigi a pagarle».
Alla destra della sala capitolare di Santa Maria Novella a Firenze, una celebre pittura rappresenta il trionfo della Sapienza. Nel mezzo dell’affresco, san Tommaso è seduto in trono con un gran libro aperto sul petto. La Sapienza di cui l’affresco celebra il trionfo, si è raccolta in maggior abbondanza in lui, il “Dottore Angelico”, che mostra non un suo libro ma quello della Sapienza stessa alle pagine dove si legge: «Ho desiderato l’intelligenza e mi è stata data; ho invocato e lo spirito della Sapienza è venuto in me. L’ho preferita ai regni e ai troni e ho stimato la ricchezza un nulla a confronto della Sapienza».

Raccolse, sistemò ed espose tutto lo scibile antico, e segnò le vie alle scienze nuove, tanto che non si esita a chiamarlo uno dei più grandi ingegni dell’umanità.

Mirabili ed eccelse furono le sue virtù. Tale e tanta fu la sua umiltà che ricusò l’arcivescovado di Napoli ripetutamente offertogli dal Sommo Pontefice. Il suo confessore ebbe a dire: « Fra Tommaso a 50 anni aveva il candore e la semplicità di un bambino di cinque anni ».

Per approfondimenti leggi la scheda sulla conversione di San Tommaso d’Aquino https://it.wikipedia.org/wiki/Tommaso_d%27Aquino

Altri santi e venerazioni del ventotto gennaio

– Santi Agata Lin Zhao, Gerolamo Lu Tingmei e Lorenzo Wang Bing
Martiri
– Beato Bartolomeo Aiutamicristo da Pisa
Religioso Camaldolese
– San Giacomo
Eremita in Palestina
– San Giovanni di Reome
Abate
– San Giuliano di Cuenca
Vescovo
– Beato Giuliano Maunoir
Sacerdote gesuita
– San Giuseppe Freinademetz
Missionario
– Beata Maria Luisa Montesinos Orduna
Vergine e martire
– Beata Olimpia (Olha Bidà)
Religiosa e martire ucraina